Alzheimer: il sostegno della professione infermieristica

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Opi Firenze-Pistoia ricorda l’importanza dell’assistenza infermieristica nella gestione di questa malattia


Si celebra oggi, in tutto il mondo, la
XXIX Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall’Alzheimer’s Disease International (Adi). Un’iniziativa il cui scopo è quello di creare una coscienza pubblica sulle problematiche di una malattia in crescente aumento nella popolazione mondiale. Il morbo di Alzheimer è la più comune forma di demenza senile degenerativa, causa il declino delle funzioni cognitive ed esecutive che interessano la memoria, l’apprendimento e il linguaggio. Una progressione che oltre il malato colpisce anche familiari e caregiver impegnati nell’assistenza quotidiana.

Per questo l’Opi Firenze-Pistoia ricorda l’importanza dell’assistenza infermieristica nella gestione di questa malattia. Operare in empatia con i pazienti e nel segno della professionalità contribuisce a sostenere loro ma anche le famiglie colpite da un caso di Alzheimer. Perché la malattia ha conseguenze sociali, economiche e organizzative di enorme impatto: sono circa 3 milioni, in Italia, le persone coinvolte nell’assistenza ai malati. Un tema che sarà sempre più centrale: l’incidenza della demenza aumenta esponenzialmente con l’età e l’invecchiamento della popolazione mette in primo piano il tema della gestione dei malati.

Definita, secondo il Rapporto dell’Oms e di Adi, una priorità mondiale di salute pubblica, la demenza colpiscecirca 1,5 milioni di persone in Italia, di cui circa 600.000 soffrono di Alzheimer. Ma le cifre sono destinate ad aumentare: entro il 2050 saranno oltre 2,3 milioni. Lo sostiene il Rapporto mondiale Alzheimer 2022 “La vita dopo la diagnosi: trattamento, cura e supporto”, diffuso dalla Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per il nostro Paese di Adi. Una malattia, quindi su cui c’è ancora molto da fare: sempre secondo il report, l’85% degli oltre 55 milioni di persone mondo con la demenza potrebbero non ricevere cure adeguate dopo la diagnosi.