Angioplastica: all’Annunziata si fa in Day Hospital

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La dottoressa Tania Chechi

Procedure eseguite attraverso le arterie radiali, un trattamento che consente la deambulazione immediata

 

Si trova in Toscana uno dei pochi centri in Italia, e unico a livello regionale, che realizza procedure di angioplastica coronarica in regime di Day Hospital. A effettuare questo tipo di interventi è la cardiologia interventistica dell’ospedale Santa Maria Annunziata a Ponte a Niccheri della Asl Toscana centro, diretta dalla dottoressa Tania Chechi. Qui, attraverso la procedura mininvasiva dell’angioplastica percutanea, si tratta la malattia coronarica sia nei pazienti con sindromi coronariche acute come l’infarto sia in pazienti più stabili con episodi di angina da sforzo.

Tempi di recupero brevissimi grazie all’approccio radiale

«L’approccio adottato nelle sale di emodinamica dai cardiologi interventisti dell’Annunziata – spiega una nota della Asl Toscana Centro -, è per il 90% quello radiale (l’altro è quello femorale): le procedure vengono eseguite attraverso le arterie radiali, un trattamento che consente la deambulazione immediata del paziente e quindi un programma di angioplastica in Day Hospital. I tempi di recupero sono molto brevi per cui già il giorno stesso dell’angioplastica, può lasciare l’ospedale e tornare a casa. Il comfort del paziente è maggiore ma il beneficio di questa pratica clinica si è manifestato in questi anni anche a livello organizzativo».

Minore riduzione di interventi anche in fase Covid

«Abbiamo una casistica fra le prime in Toscana di procedure di angioplastica con turn over di posti letto importante – spiega la dottoressa Chechi – che ci ha indotto a usare il regime di day-hospital per le procedure di angioplastica coronarica. Questa modalità non solo trova apprezzamento da parte del paziente ma si è rivelata molto sicura. Tale approccio ha permesso durante la pandemia di continuare a trattare i pazienti elettivi e di avere una minore riduzione di interventi rispetto ad altre strutture. Poter trattare i pazienti attraverso il regime del Day Hospital, ha consentito di non intaccare quei posti letto che potevano servire ai malati Covid» .