Conoscenze, atteggiamenti e barriere all’implementazione dell’EBP: inizio del percorso di validazione di un questionario

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AUTORI
Elisa Rinaldini, Infermiere Posizione Organizzativa Qualità, AUSL Toscana Centro
Simona Carfì, Infermiere Area Pediatrica, AOUS Senese
Maria Giulia Vazzana, Infermiere Area Medica, AUSL Toscana Centro
Diletta Calamassi, Infermiere formatore_AUSL Toscana Centro

ABSTRACT

Introduzione: La pratica basata sulle prove di efficacia (EBP) è fondamentale nell’Infermieristica, ma la sua attuazione talvolta incontra confusione e resistenze.
Obiettivi: Iniziare il percorso di validazione del Questionario sull’efficacia clinica e sulla pratica professionale basata sulle reali condizioni del paziente (EBPQ) e al contempo individuare le barriere percepite, le attitudini e le conoscenze necessarie per l’implementazione dell’Evidence BasedPractice tra gli infermieri.

Metodi: EBPQ strutturato da un autore americano e utilizzato nel 2010 nella AUSL di Reggio Emilia, è stato analizzato da un gruppo di esperti in merito alla validità di contenuto, sottoposto a 21 infermieri per determinarne la validità di facciata e successivamente è stato somministrato ad un campione esteso di infermieri delle cure domiciliari e dei setting ospedalieri appartenenti ad una azienda sanitaria toscana.

Risultati: Il questionario ha dimostrato un’ottima coerenza interna e un’ottima stabilità nel tempo. Tuttavia, diverse modifiche sono state apportate in seguito ai passaggi effettuati (ad esempio semplificazione di alcune domande, riduzione del numero delle domande, ridefinizione delle dimensioni/sezioni del questionario).

Sono stati coinvolti 253 infermieri, il 70 % (n 177) dei setting ospedalieri. Meno della metà dei rispondenti ritiene di avere ottime capacità di determinare l’effettiva validità del materiale (41,90%) e la sua utilità (45,85%). I risultati evidenziano anche una discordanza tra la propensione all’EBP e le abilità possedute e quanto effettivamente applicato nella propria realtà lavorativa.

Conclusioni: È opportuno proseguire il percorso di validazione del Questionario sull’EBP per omogeneizzare le modalità di rilevazione delle competenze specifiche e delle barriere legate alla sua implementazione. I risultati suggeriscono la necessità di implementare strategie all’interno delle organizzazioni per implementare l’EBP.

Parole chiave: Evidence Based Practice, atteggiamenti, conoscenze.

INTRODUZIONE

L’Evidence Based Nursing (EBN) rappresenta: “L’integrazione della migliore evidenza prodotta dalla ricerca con la competenza e l’esperienza clinica e con le preferenze e i valori del paziente” (Sackett et al., 1996). Nell’ambito dell’EBN “un infermiere deve decidere se la prova è rilevante per quel singolo paziente. La perizia clinica deve essere bilanciata con i rischi e i benefici di cure alternative per ogni paziente e dovrebbe prendere in considerazione le condizioni cliniche di ogni singolo paziente e le sue preferenze” (Di Censo et al., 1998).

Il riconoscimento dell’importanza di una pratica infermieristica basata sulle prove di efficacia risale a oltre vent’anni fa, quando Nancy Roper nel 1996 affermava che ogni infermiere dovrebbe avere abbastanza cura della propria pratica, tanto da basarla sulle migliori informazioni scientifiche disponibili (Roper et al., 1996).

Qualunque professionista durante la propria attività, si trova nella necessità di dare delle risposte a quesiti e sollecitazioni che scaturiscono dai problemi di salute del paziente. Porsi delle domande e volgersi verso la ricerca dei dati che validino le decisioni cliniche è una delle modalità di facilitazione per l’integrazione tra ricerca e pratica (Roper et al., 1996).

Risulta importante, dunque, che le competenze attese, necessarie alla pratica professionale, siano chiaramente specificate alla luce della definizione del nursing come un campo pragmatico, clinicamente orientato (Stevens, 2009; Melnyk et al., 2014).
I sistemi sanitari, per loro natura aperti e complessi, vedono il convulso sviluppo di nuove tecnologie e innovativi ambiti di competenza, che trovano nell’implementazione dell’Evidence Based Practice (EBP) la possibilità di erogare risposte appropriate da parte degli infermieri (Finotto et al., 2013).Secondo l’infermiere e ricercatore Don Flaming, la conoscenza che deriva dalla ricerca scientifica è importante ma non può, da sola, orientare la pratica professionale, poiché rischia di snaturare lo specifico campo di operatività dell’infermiere.

In contrapposizione a una concezione che valorizza unicamente l’EBN e gli interventi sostenuti da prove di efficacia, infatti, l’infermieristica basata sulla “phronesis” rappresenta innanzitutto un richiamo a orientare l’assistenza ai caratteri, ai valori e ai desideri di tipo soggettivo delle persone assistite. Senza di essa, gli infermieri perderebbero l’arte o il “saper fare”, del nursing (Manara, 2002). Per l’infermiere, basare la propria pratica assistenziale sulle prove di efficacia significa superare l’autoreferenzialità dei propri comportamenti e richiedere lo sviluppo del pensiero critico (Pennini, 2014), la capacità di gestire processi di cura e di presa in carico personalizzati, le aspettative e le potenzialità del paziente e della famiglia.

L’EBP, come struttura concettuale con connotazioni teoriche e pratiche, che guida l’operatività degli infermieri dovrebbe essere parte integrante del percorso formativo a partire dalla formazione universitaria di base (Iradukunda F, Mayers, 2005), poiché dall’analisi della letteratura si riscontra che dagli anni ’90, l’EBN è stata sempre più enfatizzata nell’assistenza infermieristica, ma la sua attuazione a volte incontra ancora confusione e resistenza.

Nel 2006 autori americani hanno utilizzato un questionario con buone proprietà psicometriche (denominato Questionario sull’efficacia clinica e sulla pratica professionale basata sulle reali condizioni del paziente_EBPQ), al fine di identificare anche i fattori che influenzano l’implementazione della pratica basata sulle prove d’efficacia (Upton & Upton, 2006). In questo contesto venne chiesto agli infermieri di auto-valutare (mediante il questionario) la frequenza con cui l’Evidence Based Practice veniva applicata nell’assistenza al singolo paziente, l’atteggiamento individuale verso l’EBP, il livello di competenza nella ricerca, le conoscenze informatiche, la capacità di interpretare articoli o altre fonti e di applicarli a casi concreti.

Questo studio è stato replicato dalla AUSL di Reggio Emilia nel 2010. Il questionario utilizzato nell’AUSL di Reggio Emilia è stato fornito direttamente dall’autrice americana e tradotto dall’inglese all’italiano da una madrelingua inglese e da un’infermiera esperta (Romani S e Forni C, 2010). Il questionario è stato poi somministrato, in forma anonima, ad un campione di infermieri afferenti al Dipartimento Cure Primarie e all’area ospedaliera. I questionari elaborati sono stati l’88.7% dei totali consegnati (n. 475), ciò a sottolineare l’interesse per l’argomento tra i professionisti.

Gli intervistati hanno espresso difficoltà nella compilazione; il questionario è stato ritenuto complesso e le aree di miglioramento, già individuate dallo studio americano originale, hanno trovato conferma. Questo studio italiano sottolinea l’importanza del monitoraggio delle competenze relative all’EBN tra i professionisti, per poter intraprendere l’efficace percorso di implementazione di un approccio EBP tra gli infermieri.

Obiettivo dello studio

Il presente studio si propone di iniziare il percorso di validazione del Questionario sull’efficacia clinica e sulla pratica professionale basata sulle reali condizioni del paziente (EBPQ) utilizzato nella AUSL di Reggio Emilia e al contempo individuare le barriere percepite, le attitudini e le conoscenze necessarie per l’implementazione dell’Evidence Based Practice tra gli infermieri. La validazione dell’EBPQ permette di disporre di uno strumento standardizzato, utile per omogeneizzare le modalità di rilevazione delle competenze degli infermieri in merito all’EBP e delle barriere legate alla suaimplementazione.

METODI

Studio di validazione.

Il percorso di validazione è iniziato prendendo in considerazione il questionario fornito dalle due autrici italiane che nel 2010 hanno utilizzato il EBPQ per individuare gli elementi su cui far leva per implementare l’utilizzo della EBP tra gli infermieri della Ausl di Reggio Emilia (Romani S e Forni C, 2010).

Il EBPQ tradotto attraverso un processo di backtranslation, è composto da 24 items. Comprende una parte anagrafica e altre tre sezioni, che indagano:

1) gli atteggiamenti degli operatori e gli spazi che vengono riservati alle pratiche dell’EBP all’interno dell’attività lavorativa (ATTEGGIAMENTI);

2)  le barriere all’implementazione dell’EBP percepite dagli infermieri (BARRIERE PERCEPITE);

3)  le conoscenze degli infermieri rispetto all’EBP in termini di capacità di ricerca, di utilizzo degli strumenti informatici, di applicazione delle informazioni raccolte ai singoli casi e della condivisione delle idee o informazioni con i colleghi (CONOSCENZE).

Sezione 1. (Atteggiamenti) prende in esame le competenze agite facendo riferimento alle condizioni di un singolo paziente che, nel corso dell’anno passato, hanno portato il professionista a comportarsi nei modi elencati negli items, per colmare una lacuna nelle sue conoscenze.
La modalità di risposta consiste in un punteggio articolato su scala di Likert da 1 a 7: 1=mai, 2=raramente, 3=occasionalmente, 4=poco, 5=qualche volta, 6=frequentemente, 7=spesso.
Sezione 2. (Barriere percepite) prende in esame l’approccio individuale all’EBP. Le domande di questa sezione consistono in quattro coppie di affermazioni, dove per ognuna il professionista può barrare la casella che più si avvicina all’affermazione che riflette il proprio comportamento. È possibile scegliere tra 7 caselle con agli estremi affermazioni tendenzialmente opposte: a sinistra quelle “negative” e a destra quelle “positive”.
Sezione 3. (Conoscenze) Prevede la possibilità di assegnazione di un punteggio su una scala da 1 a 7 (considerando 1come Scarso e 7 il valore Ottimale).

Campione e setting dello studio

Il EBPQ è stato somministrato agli infermieri operativi nei servizi domiciliari e nei setting ospedalieri (area medica, area chirurgica e area critica) di un’azienda sanitaria toscana, nel periodo gennaio-febbraio 2018.
Sono stati coinvolti Infermieri operativi in ambito ospedaliero e domiciliare, che avessero manifestato il loro consenso informato scritto per la partecipazione all’indagine e che nel corso dello studio non avessero seguito corsi e/o aggiornamenti in merito all’EBP.