Una sanità più equa passa anche dal miglioramento dell’infermieristica

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Le proposte di Opi Firenze – Pistoia in occasione della Giornata dell’infermiere

«Il prossimo decennio metterà alla prova i quasi 460mila infermieri italiani in modi nuovi e complessi. Gli infermieri vivono e operano in un contesto in cui si intersecano salute, istruzione e comunità; lavorano in una vasta gamma di contesti e operano su molteplici livelli professionali. Sono spesso la prima e più frequente linea di contatto con persone di ogni estrazione ed esperienza in cerca di assistenza e rappresentano la più vasta delle professioni sanitarie». La riflessione dell’Ordine delle Professioni infermieristiche Interprovinciale Firenze-Pistoia arriva in occasione della Giornata dell’infermiere che ricorre a livello internazionale il 12 maggio, giorno di nascita di Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne. Attraverso le parole del presidente Danilo Massai, l’Ordine toscano che conta circa novemila iscritti, fotografa la professione e le sue necessità all’interno di un sistema sanitario dove la figura dell’infermiere svolge una funzione fondamentale e nell’ambito del raggiungimento dell’equità sanitaria.

«Una nazione non può prosperare completamente finché tutti, non importa chi siano, dove vivano o quanti soldi guadagnino, non sono in grado di vivere la propria vita nel modo più sano possibile -dice Massai -. Aiutare le persone a vivere la loro vita in salute è ed è sempre stato il ruolo essenziale della professione infermieristica. Gli infermieri hanno un ruolo cruciale nel raggiungimento dell’obiettivo dell’equità sanitaria, ma hanno bisogno di un’istruzione e di una formazione solida, di ambienti di lavoro di supporto e autonomia. Di conseguenza, occorre immaginare un futuro e tracciare un percorso per la professione, in modo che possa contribuire a ridurre le disuguaglianze nella capacità delle persone di raggiungere il loro pieno potenziale di salute. L’obiettivo finale è la conquista dell’equità sanitaria, in Italia e in ogni regione, basata su capacità ed esperienza infermieristica rafforzate. Sfruttando queste caratteristiche, l’assistenza infermieristica contribuirà a creare sistemi sanitari equi, progettati per funzionare per tutti».

Secondo Opi Firenze-Pistoia, un ruolo chiave dev’essere svolto dagli organismi pubblici e dal mondo sanitario: un lavoro in sinergia tra più attori che conduca a definire un nuovo paradigma della professione infermieristica. «È urgente che politici, sindacati, ordini e società scientifiche definiscano rigorose strategie per innovare il ruolo e i valori sociali degli infermieri, a livello nazionale, regionale e locale – aggiunge il presidente di Opi Firenze-Pistoia -. Uno dei primi obiettivi da perseguire è quello di ridefinire il ruolo degli infermieri nel migliorare la salute degli individui, delle famiglie e delle comunità affrontando i determinanti sociali della salute e fornendo un’assistenza efficace, efficiente, equa e accessibile a tutti lungo il continuum assistenziale. In un processo che include la necessità di identificare i facilitatori del sistema e gli ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo».

Tra gli altri punti da mettere sul tavolo c’è anche la questione del dispiegamento attuale e futuro di infermieri a tutti i livelli nel continuum assistenziale, compresi i modelli di pratica collaborativa, per affrontare le sfide della costruzione di una cultura della salute. Tra le proposte, quella di individuare sia gli elementi che agevolano che quelli che impediscono il raggiungimento di una forza lavoro diversificata a tutti i livelli della formazione infermieristica, inclusi sesso ed etnia. Dev’essere poi reso chiaro il ruolo della professione infermieristica nell’assicurare che la voce degli individui, delle famiglie e delle comunità sia incorporata nella progettazione e nel funzionamento dei sistemi sanitari clinici e di comunità. Fondamentale anche il ruolo della ricerca, necessaria per identificare o sviluppare pratiche infermieristiche efficaci nell’ottica di eliminare le lacune e le disparità nell’assistenza sanitaria.

«Altro punto fondamentale riguarda la formazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per preparare gli infermieri, compresi gli infermieri di pratica avanzata, a lavorare al di fuori dei contesti di cura per acuti e a guidare gli sforzi per costruire una cultura della salute e dell’equità sanitaria, verificando quanto l’attuale curriculum soddisfi queste esigenze e definendo anche il ruolo degli infermieri in risposta alle emergenze che sorgono a causa di disastri – conclude Massai -. Tutto questo tenendo sempre presente l’importanza del benessere e della resilienza degli infermieri nella loro capacità di garantire l’erogazione di cure di alta qualità e nel migliorare la salute della comunità, e senza mai trascurare la capacità di questi professionisti di essere agenti di cambiamento nella creazione di sistemi che collegano la fornitura di assistenza sanitaria all’assistenza ai bisogni sociali nella comunità».