Case della comunità: il progetto pilota della Regione per la sanità territoriale del futuro

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Dare avvio,in Toscana, alle prime esperienze-pilota di Case della comunità. Nasce per questo il progetto regionale “Da Casa della salute a Casa della comunità”. Una sperimentazione con la quale la Regione Toscana testerà un modello di medicina di prossimità caratterizzato da un’organizzazione adeguata alle strutture che verranno realizzate grazie al Pnrr. Realtà che nel piano regionale sono destinate a diventare un punto di riferimento sia per le questioni legate alla salute che per le problematiche sociali.

Il progetto prevede che queste prime esperienze sperimentali siano attivate in ognuna delle tre aziende Usl della regione. Si baseranno sul modello delle Case della salute, che in Toscana esistono già da tredici anni, e su una estensione delle loro funzioni sia in ambito sanitario che sociale. Obiettivo di questo progetto-pilota è la creazione di un modello di Casa della comunità da poter estendere a tutta la regione.

La sperimentazione avverrà in ognuna delle tre Ausl della Toscana: la società della salute di Firenze per la Ausl Toscana centro, la zona distretto Versilia per la Ausl Toscana nord ovest e la società della salute Amiata senese, Val d’Orcia e Valdichiana per l’Ausl Toscana sud est. All’interno di queste tre Ausl, identificate poi altrettante Case della salute dove testare il nuovo modello: quelle de “Le Piagge” (Ausl Toscana centro), di Querceta (Toscana nord ovest) e di Abbadia San Salvatore (Ausl sud est).

 

Il passaggio da Casa della salute a Casa della comunità

«Attualmente, in Toscana, la Casa della salute è orientata prevalentemente a una diversa organizzazione delle attività sanitarie collegando tra loro, quando possibile, i servizi territoriali, i medici di medicina generale e i servizi sociali, ma spesso con una offerta di servizi disomogenea» – spiegano dalla Regione. Il modello di Casa della comunità che si intende realizzare è pensato per rappresentare il punto d’incontro tra soggetti, istituzioni e istanze sociali per il benessere della collettività.

Il nuovo concetto di Casa della comunità prevede quindi una struttura in cui potrà operare un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute ma anche assistenti sociali. Nell’offerta al cittadino potranno essere inclusi servizi consultoriali con particolare attenzione alla tutela del bambino, della donna e dei nuclei familiari.

 

Obbiettivi e linee di attività: lo sviluppo della telemedicina

Alla base del passaggio da Case della salute a Case della comunità sono stati individuati una serie di obbiettivi che prevedono l’approfondimento di cinque principali linee di attività. La prima riguarda lo sviluppo della Telemedicina: in ottica d’integrazione con la specialistica ed in collaborazione con la Medicina generale, il progetto prevede lo sviluppo di vere e proprie reti di teleconsulenza, televisita, teleriabilitazione e telemonitoraggio nella presa in carico delle persone con bisogni complessi che non necessitino di ricovero.

 

La COT come strumento di programmazione e gestione dei percorsi territoriali

Il secondo punto riguarda lo sviluppo della Centrale Operativa Territoriale (COT), quale strumento di programmazione e gestione dei percorsi territoriali e di continuità ospedale-territorio e territorio-territorio, per il miglioramento della presa in carico dei bisogni della persona nel passaggio tra setting assistenziali. Nel corso della sperimentazione sarà sviluppata la COT intesa più come funzione che come struttura fisica, allo scopo di valutare la più adeguata implementazione in fase di realizzazione del Pnrr.

 

Altri punti chiave: multiprofessionalità e partecipazione

Da approfondire anche il modello di multiprofessionalità, per lo sviluppo di un team di cure primarie e una tempestiva presa in carico congiunta del bisogno di salute complesso, e la partecipazione della comunità, prevedendo la creazione di relazioni con associazioni e realtà del territorio in cui si trova. Infine, l’orientamento e l’informazione sui percorsi.

 

Gli effetti attesi: rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria supporto alla domiciliarietà

Quello che ci si aspetta da questo nuovo assetto è in primo luogo il rafforzamento dell’integrazione socio-sanitaria e della multidisciplinarietà ma anche il supporto alla domiciliarità e un miglioramento della flessibilità e della tempestività di presa in carico del bisogno e attivazione dei servizi. Atteso anche un incremento del livello di partecipazione della comunità e la promozione e utilizzo della telemedicina e della sanità digitale.