Il legame tra Dat e donazione di organi: l’indagine di Alice Priami che ha vinto il Premio Accademia Medica Pistoiese

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L’infermiera 23enne ha condotto uno studio su 211 colleghi per mettere in luce l’importanza di una corretta preparazione sul tema, da cui deriva un’adeguata informazione al cittadino

Un tema profondamente attuale, che unisce etica e diritto, con una lettura operativa finalizzata a migliorare la consapevolezza dell’importanza della formazione infermieristica sul tema. È lo studio “Disposizioni anticipate di trattamento e donazione di organi: indagine conoscitiva su 211 professionisti” che ha valso alla giovane infermiera Alice Priami il premio dell’Accademia Medica Pistoiese Filippo Pacini. Con lei sono stati premiati Simone Biti con lo studio dal titolo “Approccio al paziente con difficoltà respiratoria acuta e cronica in emergenza Covid-19” e Giulia Verreschi con “La sindrome di astinenza neonatale: introduzione del protocollo “neonato in-dipendente”.

«Mi ha sempre appassionato il mondo del testamento biologico e delle Disposizione Anticipate di Trattamento – racconta Alice Priami, infermiera di 23 anni che lavora al presidio di cure intermedie dell’ex ospedale del Ceppo a Pistoia –. Grazie al supporto del professor Marco Tanini ho potuto approfondire l’argomento, mettendo in relazione le DAT con la donazione di organi e soprattutto mettendo in luce l’importanza di una corretta informazione al cittadino, dato che la sottoscrizione di DAT errate o incomplete può rappresentare un ostacolo alla donazione. Abbiamo voluto quindi sottolineare la necessità di una formazione specifica per gli infermieri sul tema della donazione e della redazione delle disposizioni anticipate di trattamento, in modo che posano guidare in maniera consapevole i propri assistiti in questo passaggio».

Attraverso 211 questionari, si è quindi portata avanti un’indagine conoscitiva per appurare la ‘preparazione’ degli infermieri sul tema, stabilendo che nel momento in cui il personale non è formato si vanno a creare una serie di contraddizioni tra le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e la donazione di organi che potrebbero interferire con il processo di donazione. Riportiamo a seguire l’abstract dello studio che spiega nel dettaglio premesse, metodi e conclusioni dell’indagine effettuata.

DISPOSIZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO E DONAZIONE DI ORGANI: INDAGINE CONOSCITIVA SU 211 PROFESSIONISTI

Candidata: Alice Priami; relatore: Prof. Marco Tanini; correlatori: Dott.ssa Avv. Antonietta Marchionna, Dott. Stefano Giudici

Razionale dello studio

Lo studio si propone di appurare le conoscenze degli infermieri in materia di disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e donazione di organi e come tali pratiche possano andare a confliggere l’una con l’altra.

Materiali e Metodi

Ricerca osservazionale. Sono stati raccolti 211 questionari.

La casistica è stata elaborata SPSS per associazioni ed inferenza ed Excel per la statistica descrittiva.
I risultati sono stati analizzati con calcolo Odds Ratio, P Value, Intervallo di confidenza e Z Score. Sono stati realizzati 31 grafici, 7 tabelle di contingenza e una tabella riassuntiva con i dati statisticamente significativi.

Analisi e discussione dei Principali Risultati di Interesse Infermieristico

La maggior parte degli infermieri intervistati non conosce la modalità e il processo corretto per poter redigere le disposizioni anticipate di trattamento e non sono a conoscenza che presso la propria azienda sanitaria di riferimento esista un percorso per il rilascio delle DAT. Abbiamo indagato se tra coloro che sono a conoscenza del percorso per il rilascio delle DAT ci fossero degli intervistati che sapessero correttamente redigere le DAT. Abbiamo dimostrato che la conoscenza del percorso può moderatamente influenzare la capacità e la conoscenza della redazione delle DAT (OR=3.14, P= 0.0001).

Gli intervistati ritengono che in Italia l’articolo 32 della Costituzione Italiana venga correttamente applicato ma al contempo sono contraddittori nell’affermare che una volta che il paziente ha iniziato le cure sia difficile interromperle.

Dall’analisi fatta osserviamo che gli infermieri sono quasi unanimi nell’affermare che debba essere consultato il paziente nel caso in cui debba essere interrotta una terapia ma quando gli viene chiesto chi debba essere consultato nel caso in cui il paziente sia impossibilitato ad esprimersi solo una piccola percentuale degli intervistati fa riferimento alla legge nominando il fiduciario (0,4%), il tutore legale (6,8%) o l’amministratore di sostegno (2,5%). La maggior parte degli infermieri intervistati ha scelto come opzione “familiare” o “coniuge”. Successivamente abbiamo osservato che l’82,5% è favorevole ad esprimersi anni prima su una condizione teorica futura.

Abbiamo indagato riguardo a quali trattamenti possono essere maggiormente fonte di interruzione e gli infermieri hanno fatto riferimento principalmente alla “ventilazione meccanica” benché la legge faccia espressamente riferimento alla “nutrizione artificiale” e al “idratazione”.

Proseguendo abbiamo visto che secondo il 76,3% degli intervistati la mancata rianimazione non possa influire negativamente sulla donazione di organi.

In seguito, abbiamo indagato il grado di correlazione tra coloro che sono capaci di spiegare i casi e le modalità in cui è possibile donare gli organi e i tessuti e coloro che sono favorevoli alla donazione di organi. Abbiamo dimostrato che vi è una forte associazione tra coloro che conoscono la modalità  e i casi in cui è possibile donare gli organi e coloro che sono favorevoli alla donazione (OR= 8,14, P= 0.0962). Si può affermare che anche la conoscenza dei casi e delle modalità con cui è possibile donare i tessuti può influire sul processo di donazione (OR= 6.93, P= 0.1241).

Infine, abbiamo raffrontato coloro che sono capaci di spiegare la modalità con cui è possibile redigere le DAT con coloro che pensano che “non rianimare” possa o meno influire sulla donazione di organi. In questo caso abbiamo dedotto che vi è una debole associazione tra coloro che sono a conoscenza della modalità di redazione delle DAT e contemporaneamente sono consapevoli che “non rianimare” influisca sulla donazione (OR = 1.23, P= 0,5226).

Conclusioni

Le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) sono strettamente interconnesse con la donazione di organi. Nel momento in cui il personale non è formato si vanno a creare delle contraddizioni tra le due leggi che potrebbero interferire con il processo di donazione.

La nostra analisi ha messo in evidenza quanto sia necessaria una formazione specifica per gli infermieri riguardo al tema della donazione e della redazione delle disposizioni anticipate di trattamento per capire come la parziale o mancata conoscenza di tali normative possa portare a far sì che i cittadini redigano delle disposizioni che entrino in conflitto con la donazione escludendoli immediatamente dal bacino donativo.

 

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