Sanitari ‘no vax’: il Tar della Toscana rimanda la decisione a febbraio

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Opi Firenze-Pistoia: «Lo slittamento della decisione mette in difficoltà il sistema: gli infermieri in regola con le vaccinazioni si trovano a dover compensare l’assenza dei colleghi sospesi»

Per la decisione del Tar sul ricorso dei sanitari ‘no vax’ si dovrà attendere l’anno prossimo. Una misura che interessa circa 1.300 i professionisti sanitari. Infermieri, medici, Oss, tecnici di laboratorio che lo scorso agosto avevano fatto ricorso al Tribunale Regionale della Toscana contro gli atti di accertamento dell’obbligo vaccinale. Come riportato dal quotidiano La Nazione, il Tar della Toscana ha accolto la richiesta all’istanza sospensiva dei sanitari toscani non vaccinati e ha fissato per 2 febbraio 2022 la trattazione di merito del ricorso. I ricorrenti dovranno anche sostenere le spese della fase cautelare, pari a 1500 euro.

«Avevamo chiesto al Tar di decidere in urgenza» ha dichiarato a La Nazione Tiziana Vigni, l’avvocato che insieme a Daniele Granara segue i sanitari ‘no vax’. Poi la rinuncia alla sospensiva per due motivi. «Vogliamo spendere nel merito le novità emerse nel frattempo, ovvero l’esistenza di cure alternative che testimoniano che il vaccino non è l’unica soluzione. Penso ad esempio alla possibilità di limitare il contagio con test accessibili e non invasivi. Secondo: le sospensioni, per fortuna, stanno procedendo a rilento, non c’è dunque urgenza di intervenire». Solo la sospensiva del Tar avrebbe potuto bloccare le sospensioni; adesso è tutto rinviato al 2022.

Nel frattempo però gli allontanamenti dal lavoro sanciti dalle Asl per chi non vuole vaccinarsi proseguono, con relative decurtazioni dello stipendio. Mettendo in crisi il sistema. «Gli infermieri in regola con le vaccinazioni adesso devo compensare l’assenza dei colleghi con turni doppi, recuperi, liberi e ferie non garantiti – commentano da Opi Firenze Pistoia -. Inoltre devono coprire i turni nelle RSA, dove la situazione per il Covid ci riporta allo scorso novembre. Lo slittamento della decisione mette in difficoltà il sistema, causando problemi nella presa in carico dell’utente e nella continuità delle cure, anche nell’ambito di singole prestazioni».

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