«Non ci possiamo assolutamente permettere di abbassare la guardia». L’intervista a Serena Spinelli, assessora regionale alle politiche sociali

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Un focus sui temi del momento, dall’attività di prevenzione alla campagna vaccinale, passando alle Rsa e Rsd

In occasione della giornata nazionale dei Professionisti sanitari, sociosanitari, socioassistenziali e del volontariato, che si celebra oggi, 20 febbraio, abbiamo intervistato sui vari temi salienti del momento Serena Spinelli, assessora regionale alle politiche sociali.

Qual è oggi la situazione nelle Rsa e nelle strutture socio sanitarie della Regione?

Nelle Rsa attualmente è molto migliorata la situazione dal punto di vista del numero di anziani positivi. Basti pensare che tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre sono arrivati quasi a duemila e che, in base all’ultimo monitoraggio di lunedì scorso, adesso sono 580. Questo grazie alle disposizioni regionali, volte a favorire la massima separazione tra ospiti negativi e positivi e a migliorare la presa di quest’ultimi, ma soprattutto al lavoro delle operatrici e degli operatori delle strutture, che da ormai quasi un anno lavorano in condizioni davvero complicate.

E al forte impegno condiviso dei soggetti gestori, delle aziende sanitarie, dei medici nell’azione di prevenzione e di contrasto del contagio. Ovviamente a fare la differenza è l’avanzamento della campagna vaccinale, che sta per completare la somministrazione dei richiami per quanto riguarda gli ospiti delle Rsa, a cui è stata data la priorità.

E’ bene ribadire però che non ci possiamo assolutamente permettere di abbassare la guardia. Adesso è importante portare quanto prima a termine anche la vaccinazione di tutto il personale socio sanitario, tra cui quello delle Rsa è di particolare importanza. È un passaggio fondamentale sia per la loro protezione che per quella degli anziani ospiti delle residenze e rappresenta un fattore determinante anche rispetto all’obiettivo di una ripresa delle relazioni tra le Rsa e l’esterno oltre che della riapertura degli ingressi dalle liste d’attesa. Per questo pochi giorni fa ho inviato una lettera a tutte le Rsa della Toscana invitandole a fornire ai loro operatori tutte le informazioni e le indicazioni necessarie per poter effettuare quanto prima possibile la vaccinazione.

Accanto all’attività di prevenzione e alla campagna vaccinale ci sono altre attività in atto?

Abbiamo fatto partire un insieme di iniziative di formazione e prevenzione rivolte alle RSA della Toscana, che stiamo realizzando con l’obiettivo di migliorare, a partire dall’emergenza Covid, l’azione di prevenzione, sicurezza e di gestione delle situazioni di rischio sanitario.

Tra questi anche tre incontri, uno per ogni area vasta, rivolti principalmente ai referenti delle Rsa per la qualità, la sicurezza e il rischio clinico che hanno l’obiettivo di sviluppare un modello organizzativo in grado di fronteggiare al meglio gli eventi critici, rafforzando il rapporto con il Centro di gestione del rischio clinico e le figure di riferimento delle Asl e attraverso la condivisione di buone pratiche, procedure, strumenti formativi e informatici.

Qual è stato secondo lei il ruolo del personale sanitario e degli infermieri in particolare durante la pandemia?

Non posso aggiungere molto altro a tutto quello che, spesso in maniera un po’ retorica per poi dimenticarsene subito, è stato già detto sul fondamentale ruolo degli infermieri nel fronteggiare questa pandemia. Ma questo ruolo fondamentale esisteva già da prima. Sono un medico, una pediatra di emergenza, e dico sempre che senza gli infermieri e le infermiere il medico non si può fare e soprattutto non si fa la Sanità.

Relativamente al personale di RSA e RSD non sono mancate le difficoltà, anche per il progressivo ingresso nel SSN di tanti professionisti. Come crede che si possa riequilibrare questa situazione?

Su questo fronte la Regione ha messo in atto gli strumenti a propria disposizione, che chiaramente non possono essere particolarmente risolutivi essendo un problema correlato a rapporti di lavoro privato. Abbiamo cercato di agevolare il reperimento di professionalità mettendo a disposizione dei soggetti enti gestori gli elenchi di personale (OSS e Infermieri) in possesso di Estar e non utilizzati per le aziende sanitarie cui poter attingere. E gli atenei toscani hanno in larga parte anticipato le sessioni di laurea di scienze infermieristiche.

Cosa pensa della possibilità di prevedere un infermiere coordinatore in ogni RSA?

In particolare a fronte dell’aumento delle fragilità delle persone ospiti delle RSA, nel quadro complessivo di una riforma del sistema, sia un’ipotesi organizzativa utile e da tenere nella dovuta considerazione.

Alla luce dell’esperienza Covid, ritiene che per il futuro queste strutture dovranno essere organizzate in modo diverso? E se sì, come?

Ritengo che si debba tener conto dell’opportunità di un aggiornamento e di una ridefinizione complessiva del quadro dei servizi sociali e sanitari integrati rivolti alla terza età e alla non autosufficienza, perchè ad essere cambiate e a cambiare rapidamente, anche a fronte di eventi traumatici come la pandemia, sono i bisogni di una fascia di popolazione peraltro sempre più consistente. All’interno di questo quadro si collocano le Rsa e i loro futuri modelli organizzativi, che andranno sviluppati insieme a tutti i soggetti coinvolti. Credo che tutto debba rispondere a un nuovo approccio, maggiormente integrato e capace di risposte trasversali, in termini di residenzialità, assistenza e cure, cronicità, servizi territoriali di prossimità e di tutto quello che si può fare a livello domiciliare. E’ necessario ripensare e soprattutto potenziare ciò che per troppo tempo è stato tagliato e che ha determinato un impoverimento nella capacità di risposta sul territorio ai bisogni della popolazione anziana.

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