Infermieri: luci e ombre del contratto

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Intervista a Senia Pocci della segreteria territoriale di Firenze per il sindacato Nursing Up

«Servono contratti a lungo termine, stipendi adeguati e riconoscimento delle competenze avanzate». Il punto sul contratto nazionale del personale infermieristico operante all’interno del SSN di Senia Pocci della segreteria territoriale di Firenze per il sindacato Nursing Up.

Quali sono le principali tipologie di contratto?

«Il personale infermieristico operante all’interno del SSN ha un unico contratto nazionale. Nel sistema privato i contratti che sono maggiormente utilizzati in Regione Toscana sono quelli delle Cooperative, Sociali e AIOP (Associazione italiana ospedalità privata). Le assunzioni possono prevedere un termine della durata del contratto (tempo determinato) o indeterminato. Nell’ultimo decennio si è visto un progressivo aumento dei contratti di fornitura di prestazioni di lavoro temporanee (contratti interinali) in cui sono coinvolte agenzie somministratrici di lavoro».

I contratti fanno riferimento a una formula che risale a quanti anni fa?

«Il CCNL comparto Sanità destinato ai dipendenti pubblici è stato sottoscritto nel 2016 ed è scaduto il 31 dicembre 2018. Dovrebbe essere convocato il tavolo di contrattazione tra Aran e Sindacati rappresentativi durante l’anno in corso. Il CCNL delle Cooperative sociali è stato rinnovato nel 2019 e Aiop nel 2020».

Luci e ombre del compenso economico previsto?

«Sia nel sistema sanitario pubblico che privato, la retribuzione degli infermieri italiani è ampiamente inferiore a quello della media europea. In Germania, Regno Unito, Olanda lo stipendio si aggira intorno ai 2500 fino ai 3200 euro. In paesi come la Svezia e Norvegia, addirittura supera i 4000 euro mensili ed è garantita un’elevata prospettiva di carriera e il demansionamento non esiste. Infine, l’offerta di lavoro all’estero è molto elevata e non prevede estenuanti e affollati concorsi pubblici».

«Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno nuovo per la nostra categoria professionale: la migrazione all’estero di infermieri italiani, molto richiesti per l’ottima formazione universitaria ricevuta. È necessario quindi trovare subito soluzioni che rendano allettante lavorare in Italia: offrire contratti a lungo termine, stipendi adeguati e riconoscimento delle competenze avanzate. I colleghi fuoriusciti devono ritenere vantaggioso rientrare e soprattutto devono trovare in patria le condizioni lavorative che sono garantite loro negli altri paesi».

Luci e ombre sulla parte normativa?

«Il problema principale dei contratti di lavoro rivolti agli infermieri è certamente la progressione di carriera e il riconoscimento delle competenze avanzate. Pur prevedendo la possibilità di individuare l’infermiere esperto e specialista, in sede di contrattazione decentrata, la destinazione dei fondi per tali figure è sempre insufficiente per permettere a un elevato numero di infermieri di ottenere il riconoscimento di tali incarichi».

Secondo lei quale problematica andrebbe risolta nell’imminenza?

«L’attuale contratto nazionale prevede che gli infermieri siano inseriti all’interno del comparto sanità comprendente tutto il personale non medico e il personale amministrativo. Il sindacato Nursing Up da molti anni lotta per chiedere un contratto autonomo rivolto solo agli infermieri e alle altre professioni sanitarie in possesso di laurea. Le peculiarità della professione infermieristica richiedono una articolazione contrattuale, svincolata da altre figure comprese nel comparto sanità. Altro problema da risolvere è l’utilizzo di contratti di breve durata: è necessario interrompere quanto prima il ricorso ai contratti di lavoro atipici e arrestare il fenomeno del precariato».

Quali aspetti contrattuali di questo settore sarebbe bene ereditare dagli altri Stati?

«Sicuramente il trattamento economico di molti paesi europei è da prendere ad esempio. E ancora, la valorizzazione delle specializzazioni infermieristiche, assente nel nostro paese. In Inghilterra e Germania, ad esempio, dopo aver superato corsi/esami, molti giovani infermieri a pochi anni dall’assunzione, hanno la possibilità di fare carriera e ottenere il riconoscimento economico previsto per ogni passaggio. In Italia molti infermieri conseguono Master universitari che integrano le competenze acquisite nella pratica quotidiana ma non sono riconosciuti contrattualmente (ad eccezione del Master in Coordinamento).

 

 

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