Violenza sulle donne: in Toscana 117 femminicidi in 14 anni

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Sono 117 le donne uccise in Toscana dal 2006 al 2019. Una media di circa 9 l’anno. È quanto emerge dal “XII Rapporto sulla violenza di genere in Toscana” presentato dalla Regione. Le vittime sono donne di qualsiasi estrazione sociale. Fra loro, 87 sono italiane e 30 con cittadinanza straniera. I femminicidi di donne straniere sono quelli di cui meno spesso si conosce l’autore: quando è noto, non è raro che sia italiano (11 su 25 eventi con autore noto). Le considerazioni sulle vittime sono estendibili anche agli autori: dall’analisi dei 117 casi non emerge un identikit, ma un insieme di profili e situazioni socio economiche estremamente eterogenee. L’unico elemento su cui è possibile fare una riflessione è quello degli autori di femminicidi di donne anziane: si tratta soprattutto di mariti, ma anche di figli.

Un altro aspetto evidenziato dallo studio è infatti quello relativo all’età: quasi un terzo delle vittime di femminicidio ha oltre 70 anni. «Di questi casi si sa molto poco – spiega il Rapporto -. La notizia di una donna non più giovane uccisa dal marito (25 casi) o dal figlio (12) trova poco spazio nelle cronache quotidiane. Talvolta l’articolo si sofferma sulla malattia della donna, ma solo in una minoranza di casi (poco più di un terzo). Il tema delle donne anziane è importante perché se da una parte emergono come vittime frequenti, dall’altro sembrano poco intercettate dai Centri antiviolenza». Relativamente alle province in cui è avvenuto il delitto, il numero più alto di casi riguarda Firenze, con 31. Seguono Pisa (15), Lucca (13), Livorno (11). Poi Prato e Pistoia (10 a testa) e Arezzo e Siena (9 a testa). Infine Grosseto con 7 e Massa-Carrara con 2.

I centri antiviolenza e le case rifugio della Toscana

A sostegno delle donne vittime di violenza, in Toscana ci sono 24 centri attivi, con 95 sportelli di accesso. Dal 2010 al 2019 sono 26.000 le donne che vi si sono rivolte. I primi accessi sono in crescita: da 2.440 nel 2016 a 3.606 nel 2019. Quasi due donne su tre accedono in modo diretto ai Centri. Le altre vi arrivano tramite servizi sociali (26,4%),  Forze dell’ordine (15,5%) e Pronto soccorso (8,4%). Nel 2019 lo hanno fatto soprattutto le donne italiane tra i 30 e i 49 anni in possesso di un titolo di studio superiore, anche se aumentano le minorenni, spesso vittime di violenze sessuali. La forma di violenza più diffusa è quella psicologica, che si accompagna sempre anche a quella fisica. Gli autori sono soprattutto partner o ex. Sei donne su dieci affermano che anche i loro figli hanno subìto forme dirette di violenza. Un numero che sale al 66,7% in caso di donne straniere. Nel 2019 ha sporto denuncia il 31,3% del totale.

E ancora i dati sulle case rifugio, strutture dedicate, ad indirizzo segreto, dove operatrici formate sulla violenza di genere accolgono ed accompagnano donne ed eventuali figli/e nel percorso di fuoriuscita dalla violenza e di ri-costituzione della propria autonomia. Dalle 10 del 2013 si è arrivati oggi a 23 strutture segrete di protezione, per un totale di 148 posti letto. Lo scorso anno sono state 116 le donne lì ospitate, di cui 87 straniere con 144 tra figli e figlie. E sono state 65 quelle che hanno concluso il loro percorso presso una Casa rifugio. Il periodo medio di permanenza, con 319 giorni, si avvicina ad un anno. E l’accoglienza non ha limiti temporali. Nelle 23 strutture sono presenti 312 operatrici di cui 158 lo fanno a titolo volontario.

La violenza domestica durante la pandemia e il supporto del Codice rosa

L’emergenza sanitaria non ha contribuito a migliorare il quadro delle violenze domestiche. Anzi, le limitazioni negli spostamenti e la convivenza forzata dovuta al lockdown hanno spesso reso il fenomeno ancora più difficile da individuare e arginare. Per questo, in questi mesi, è stato rafforzato l’impegno del progetto “Codice rosa”, il percorso che definisce le modalità di accesso e il percorso socio-sanitario per le donne che subiscono violenza.

Creato come percorso di accesso al Pronto Soccorso dalla Asl 9 di Grosseto nel 2010, riservato a tutte le vittime di violenza (non quindi solo alle donne, ma anche a minori e altre vittime di maltrattamenti), il progetto si è esteso negli anni a tutta la Toscana, diventando infine una realtà nazionale. Sono più di 22mila gli accessi nei pronto soccorso della Toscana registrati negli otto anni di esistenza del Codice rosa. Da quando tutte le Asl sono state coinvolte, il Codice rosa ha registrato i seguenti accessi (non tutti sfociati in denunce): 3.049 nel 2015, 3.451 nel 2016, 3.142 nel 2017, 2.799 nel 2018 e 1.950 nel 2019, di cui 1645 adulti e 305 da minori.

Nelle prime settimane di lockdown gli accessi in Codice rosa erano quasi scomparsi. Grazie a una campagna informativa dedicata le vittime sono tornate a chiedere aiuto. Durante il primo lockdown i dati relativi ai Centri antiviolenza in Toscana hanno mostrato un calo di nuovi contatti. A cui ha corrisposto un calo delle denunce per maltrattamenti. Una fase di silenzio durante la quale, invece, sono aumentate le chiamate al 1522 il numero nazionale anti violenza e stalking.

La campagna della Regione Toscana per il numero antiviolenza 1522

Proprio in concomitanza con la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Regione Toscana ha rilanciato la campagna di comunicazione per la promozione del numero gratuito antiviolenza e stalking. Attivo 24 ore su 24, è collegato alla rete dei centri antiviolenza e alle altre strutture per il contrasto alla violenza di genere presenti sul territorio. La campagna di quest’anno avrà il suo fulcro nella collaborazione con le associazioni di categoria del commercio e dell’artigianato (Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti). Dalla fine di novembre i negozi di vicinato aderenti all’iniziativa esporranno una vetrofania che contiene le informazioni utili per poter ricevere assistenza.

Parallelamente alla campagna “fisica” sul territorio, la Regione rilancia anche la campagna di comunicazione “social”, già sperimentata durante il primo lockdown. “Il messaggio sarà presente con banner informativi sui principali siti di intrattenimento e informazione generalista rivolti al mondo femminile – spiega l’assessore alle Politiche di genere Alessandra Nardini -. Promuoviamo anche la app del 1522, scaricabile gratuitamente sia su Android che su IOS, che può consentire alle donne di chattare con le operatrici e chiedere aiuto e informazioni in modo silenzioso e in sicurezza.”

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