“Chi è l’infermiere?” La riflessione di un gruppo di giovani laureandi

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Chi è l'infermiere

La lettera di un gruppo di giovani laureandi letta in occasione dell’ultima giornata dedicata al giuramento dei neo infermieri

Date le attuali vicessitudini in Italia, tra i cittadini laici sorge spontanea la domanda, chi è l’infermiere? E’ forse un eroe, un semplice volontario, un laureato, un segretario od un sottoposto? Vi sono nel 2020 ancora troppi falsi stereotipi riguardo l’ideologia sulla nostra figura infermieristica, e poca corretta informazione.

Però non dobbiamo permettere che questa situazione ci condizioni; noi giovani siamo qui, per chiedere un’opportunità di crescita e maggiori margini di miglioramento. Chiediamo di esser messi nella condizione di poter fare la nostra parte e di essere ascoltati per chi e come siamo realmente, ovvero non altro che essere umani. E voi qui presenti ci direte che ancora c’è tempo e che arriverà il nostro momento, un domani, forse. Invece no, il momento giusto è questo, in questo istante, qui tutti riuniti, studenti, laureandi e neolaureati che vogliamo e possiamo cambiare qualcosa.

Sono appunto qui oggi per portare il pensiero dei laureandi in infermieristica di tutti le sedi di Firenze, Empoli, Pistoia, Prato e Borgo San Lorenzo, tutti noi conveniamo qui col fatto che siamo alla conclusione di un percorso universitario, che ci ha offerto tante opportunità, tirocini in reparto, ma ancor prima esperienze di vita. Esperienze e vissuti di persone, situazioni di emergenze e criticità, ma anche il gioco di squadra, i sorrisi, le lacrime, le vittorie e le sconfitte. Questi anni sono stati determinanti per la nostra formazione, ed hanno in alcuni ribaltato l’idea iniziale che avevamo degli infermieri, prima di intraprendere questa strada, la nostra strada e, per altri confermata.

Ecco come questa situazione emergenziale di oggi può essere decisiva, è la nostra onda e noi dobbiamo imparare a cavalcarla sulle risonanze della nostra anima e sulle sensazioni positive di cambiamento, lasciando scivolare lo status quo verso le frequenze più alte, solo così faremo il salto di qualità. La nostra chiave di lettura sta proprio nel leggere con consapevolezza ciò che va cambiato e quello che va mantenuto. Dobbiamo sentire, raccogliere proposte, innovazioni, idee, di chi c’è stato e di chi verrà, ma soprattutto ascoltare chi ne sa più di noi, chi sa porsi come guida e canalizzare le nostre energie e idee verso quella direzione, e aggiungerei che se siamo qui oggi è perché quella persona, il Dottor Danilo Massai c’è riuscito egregiamente.

Solo esplorando “posti” mai navigati prima d’ora, guidati dal nostro sapere, dalla nostra conoscenza e competenza, otterremo la libertà professionale tanto auspicata, arrivando ad un punto che mai avremmo pensato e vivremo la nostra professione in un modo in cui nessuno ha mai vissuto.

Ma perchè volere un cambiamento? La necessità deriva dal fatto che, anche eticamente parlando, vogliamo in ogni modo garantire la miglior assistenza al nostro paese, ma per fare ciò ci occorre una corretta formazione, mirata e specifica. Cambiare significa essere disposti a stravolgere il vecchio sistema per definirne uno nuovo, mettersi in discussione in primis noi stessi, attuali studenti e futuri infermieri. siamo disposti a dare il nostro pieno contributo all’interno del nostro sistema sanitario nazionale italiano, qualora lo stesso riesca a tutelarci ed inserisci nella professione, e non metterci in condizione di valutare un eventuale incarico all’estero.

Ebbene siamo qui oggi anche per portare avanti delle nuove proposte e per professionalizzare ancora di più la nostra figura come ad esempio con l’inserimento di nuove figure come gli Infermieri scolastici deputati alla prevenzione dell’insorgenza di quelle che sono le patologie giovanili acute piu comuni o di patologie sessualmente trasmissibili. Valutandone la presenza di una unità in ogni struttura a fasce orarie ben precise e continuative, anche solo per fare educazione sanitaria, creando dei gruppi di confronto tra studenti che presentino problemi condivisi.

Riteniamo che possa essere utile l’introduzione di una figura infermieristica che assolva un ruolo importante nel pronto soccorso, quella della rivalutazione continua del paziente .
In tal senso ci potremmo candidare noi, in forma sperimentale per verificarne la validità e l’utilità e gli studenti del secondo anno, dato che questa tipologia di setting si presta bene alle attività di presa dei parametri e prelievi venosi, i quali rappresentano obiettivi formativi per l’anno corrente. Non necessariamente si deve attendere l’ultimo anno per accedere ai reparti di emergenza, nei quali di fatto si contano il maggior numero di attività di base. Questo sono tutte proposte che uno studente si crea nel suo percorso di studio, dubbi che una volta inseriti nel mondo del lavoro ospedaliero, se non risolti aumenteranno inevitabilmente facendoci vivere nell’incertezza. Siamo disponibili a cambiare ciò che non è più efficace ed efficiente, ma per far questo abbiamo bisogno di conoscere, poiché solo conoscendo e sapendo i campi d’azione si può intervenire ovunque e generare dei risultati positivi.

Non siamo responsabili per la situazione in cui siamo, di come viene idealizzata la nostra professione dal cittadino medio o da altri professionisti, ma lo diventeremo se non faremo niente per cambiarla. Non facciamoci quindi intrappolare dai dogmi, dai “abbiamo sempre fatto così”, che ció significa vivere secondo i risultati del pensiero di altre persone. Volere è potere, il resto sono solo scuse. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui, dei “ non possiamo farci nulla, tanto non cambierà mai niente” ci condizionino o influenzino negativamente. Questo momento storico ci ha fatto brillare per certi aspetti, evidenziando anche i numerosi aspetti da migliorare, i punti sui quali farci rispettare ed i limiti da non oltrepassare, per noi professionisti ma in primis per la comunità. Un ringraziamento per cui, va ai professionisti colleghi che con determinazione e abnegazione hanno messo in pratica le loro conoscenze, ma soprattutto le competenze avanzate, che com’è noto a tutti, in Italia non sono riconosciute.

Tutto parte da oggi, da noi, con la generazione zero dei nuovi infermieri; che include coloro i quali si sono appena laureati e chi a breve come noi, riceverà la corona d’alloro durante una pandemia globale. E, così come i colleghi hanno dimostrato quanto sia importante l’essere specializzati nell’ambito che meglio li valorizza, con noi questo dovrà essere un requisito indispensabile tramite corsi ad hoc.
Diventerà una priorità la formazione specialistica, su misura dell’infermiere, dove l’esperienza dei più anziani incontrerà l’iper-specializzazione dei più giovani a cui però viene meno l’esperienza della vita di reparto, realizzando così un team complementare che valorizzi la posizione di ognuno senza penalizzare e lasciare indietro alcuno. 
Questo, per poter garantire un’assistenza efficace ed efficiente valorizzando tutte le risorse umane in gioco.

Detto ciò, anche se ora siamo solo laureandi o neolaureati nel quotidiano possiamo cambiare le cose e farci rispettare, che sia il primo giorno di lavoro, oppure nell’ultimo giorno di tirocinio, purchè si lasci un segno! Non c’è più spazio per un’Italia che perde tempo, che gioca sulle mistificazioni e temporeggia nel definire i confini delle professioni, i margini di miglioramento, e la rivalutazione remuneraria dei professionisti, in quando io professionista devo valere per quello che faccio e sono in toto. Il futuro siamo noi e lo affronteremo nel rispetto del nostro profilo professionale, niente di più niente di meno, diamo dignità e valore alla nostra categoria perché se non ci pensiamo noi, non lo faranno certo gli altri. L’infermiere non sarà più vittima di demansionamenti ne di esser definito “medico mancato” solo perché ha un’eccellente preparazione; ma sarà considerato “semplicemente” e con orgoglio un Infermiere.

Myriam Li Vigni, Salvatore Musmeci, Anna Petruzzo, Benedetta Bandini, Valentina Ceni, Vittoria Grazini, Maddalena Capabrese, Chiara Cappellini, Margherita Taviani, Lisa Vezzosi

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