Opi Firenze-Pistoia sulle Rsa toscane: «Quanto successo in emergenza sia spunto per rivedere il sistema»

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Il punto di Giampaolo Scarselli, che coordina il gruppo di Opi Fi-Pt dedicato a Rsa e continuità assistenziale, e del presidente di Opi Fi-Pt Danilo Massai

Durante il periodo di emergenza sanitaria, le residenze sanitarie assistenziali di tutta Italia sono state uno dei nodi critici del sistema. Anche in Toscana si sono evidenziate crepe, problematiche e carenze, che necessitano di essere valutate e analizzate in modo da ottenere una rete e un sistema sanitario specifico coerente e funzionante.  Ad affrontare il tema il presidente di Opi Firenze-Pistoia Danilo Massai e Giampaolo Scarselli, che coordina il gruppo di Opi Fi-Pt dedicato a Rsa e continuità assistenziale.

«Durante l’emergenza sanitaria nelle Rsa si è verificata sicuramente la mancanza di dispositivi di protezione individuale adeguati, che sono arrivati in ritardo rispetto alla necessità. Inoltre, si è amplificata un’evidente carenza personale infermieristico, soprattutto perché sono state riaperte le graduatorie. A quel punto, molti infermieri delle Rsa sono andati nel pubblico. In altro problema è stato il ritardo dei tamponi che ha determinato difficoltà a circoscrivere tempestivamente i focolai all’interno delle Rsa . E si è vista anche la mancanza di una normativa regionale che preveda un referente sanitario in ogni struttura».

Insomma la pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza la fragilità del sistema delle Rsa toscane che si presenta oggi come un mondo variegato. E che necessita di un’importante iniezione di professionalità e di competenze principalmente sanitarie. «Impensabile – continua Scarselli – che non sia prevista la figura di un Responsabile sanitario per ogni Rsa inserito nell’equipe direzionale. Le Rsa toscane si sono trasformate progressivamente da residenze a prevalente componente sociale a luoghi di cura per anziani disabili gravi. Dobbiamo prenderne atto: le persone che necessitano di una struttura residenziale non sono più ‘solo’ anziane, ma anche accompagnate da più problemi clinici contemporaneamente. Questo comporta un aumento significativo dell’instabilità clinica dei residenti in Rsa, con possibilità di accesso in regime di convenzione solo per coloro che raggiungono un punteggio di isogravità 5/4. Appare quindi necessario ridefinire gli standard assistenziali di infermieri e personale socio sanitario che devono essere aumentati e riparametrati ai bisogni assistenziali degli ospiti delle Rsa di oggi».

E se marzo è stato complesso, con le disposizioni che sono arrivate solo a fine mese, alla fine l’impianto che è stato messo su, anche se in ritardo, è risultato efficace.  Fra le note positive, la creazione delle Usca (medico e infermiere per visita casi sospetti sul territorio attivate da Mmg) e la Task force Rsa.

«L’emergenza Covid – spiega Danilo Massai, presidente di Opi-Fi-Pt – deve essere l’occasione per una riflessione più ampia su tutto il sistema delle Rsa. Ci sono carenze organizzative e strutturali che non nascono oggi, ma che la pandemia ha messo bene in luce. Occorre ripensare l’impostazione di queste strutture, prevedendo un’attenzione maggiore agli aspetti clinici e di assistenza proprio perché gli anziani presenti in Rsa sono sempre meno semplici ‘ospiti’ e sempre più veri e propri ‘pazienti’ con bisogni complessi e articolati. In questo processo di trasformazione, l’infermiere può e deve essere una figura chiave».

«Negli ultimi anni – continua Giampaolo Scarselli – l’impatto sociale determinato da fattori demografici ampiamente previsti, quali l’innalzamento dell’età media e delle disabilità denominato “silver tsunami” ha messo in crisi i modelli di welfare europei. L’Occidente e anche l’Italia sono sempre stati all’avanguardia per garantire i diritti alle persone, soprattutto le più fragili. Lo sviluppo del welfare è stato uno degli elementi che ha contraddistinto le società occidentali nell’ultimo secolo, in particolare dal secondo dopoguerra. Però, da circa dieci anni questo sistema sociale è stato messo in discussione. Complice la grave crisi economica del 2007-2008, che ha richiesto una verifica e spesso anche una diminuzione di risorse e servizi. Specificatamente, nel settore anziani il tentativo di contenere la spesa si scontra con l’invecchiamento della popolazione e con un aumento esponenziale delle persone a rischio, lasciando spesso le famiglie sole. Per il futuro, anche incrementando l’offerta di servizi domiciliari non è prevedibile una riduzione della richiesta di servizi residenziali. Fra l’altro sugli incentivi economici per l’assistenza familiare basata sulle badanti sarebbe opportuna una adeguata e realistica riflessione».

Come può essere valorizzato il ruolo dell’infermiere?

«Importante è favorire la presenza continuativa del personale infermieristico – spiegano da Opi Firenze-Pistoia -. Serve quindi che la normativa regionale incentivi la presenza costante di personale infermieristico nelle Rsa, rivedendo alcuni parametri. Occorre anche pensare a mitigare il turn over degli infermieri verso le strutture pubbliche con un livello salariale competitivo con il contratto della Sanità Pubblica e privata. La presenza di infermieri stabili e competenti è fondamentale in Rsa. La mancanza di professionalità e di competenze specifiche favorisce fra l’altro fenomeni criminali di maltrattamenti. Riteniamo inoltre indispensabile la presenza infermieristica h24 senza ridurre le ore di lavoro degli infermieri nelle ore diurne.

Essenziale anche l’infermiere Coordinatore: la strada da perseguire è l’appropriatezza e una figura di questo tipo risulta essenziale.  Occorre anche definire i requisiti di accesso a questo ruolo che abbiamo identificato in un’anzianità di servizio in ambito Rsa di almeno 3 anni e in un percorso formativo appropriato con competenze gestionali (master di coordinamento o titolo equipollente). Sarebbe opportuno inoltre migliorare le competenze ai vertici delle Rsa con direzioni che abbiano una formazione specifica manageriale, giuridica e socio/sanitaria.

Altri aspetti su cui porre attenzione sono la definizione di buone prassi da seguire nell’assistenza in Rsa su vari temi (abolizione dell’uso dei mezzi di contenzione in Rsa, per esempio) senza dimenticare un codice etico per tutti gli operatori da definire in modo partecipato. E ancora: definire un protocollo di prescrizione, fornitura e somministrazione valido su tutto il territorio regionale. Tale problematica va estesa anche alla concessione in comodato d’uso degli ausili (materassi antidecubito di ultima generazione ecc) per i quali ci sono differenze gestionali nelle varie aree della Regione.  Inoltre, anche l’assistenza alle persone con demenza in Rsa potrebbe vedere miglioramenti in appropriatezza dei ricoveri nei nuclei Alzheimer e verifica dell’applicazione dei parametri organizzativi definiti dalla normativa vigente e del modello assistenziale applicato.

Obiettivo del sistema deve essere la cura delle persone affette da demenza con disturbi comportamentali utilizzando farmaci alla minima dose efficace. Per far questo occorre una valutazione clinica costante con risposte flessibili che vede l’infermiere che lavora in Rsa rivestire un ruolo centrale nella pianificazione assistenziale in collaborazione con le altre figure sanitarie interessate. Sarebbe opportuno anche specificare bene compiti degli Oss, in particolare la normativa regionale deve prevedere con chiarezza che la pianificazione assistenziale è compito non delegabile dall’infermiere che se ne assume la responsabilità».

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