Infermiere di comunità, il Consiglio regionale approva mozione per implementarlo

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Implementare il modello assistenziale dell’infermiere di famiglia e comunità. È l’impegno richiesto alla Giunta Regionale della Toscana da una mozione, primo firmatario Nicola Ciolini (Pd), approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. Oltre che da Ciolini, l’atto di indirizzo è stato sottoscritto da Enrico Sostegni, Ilaria Giovannetti, Antonio Mazzeo, Ilaria Bugetti, Fiammetta Capirossi, Leonardo Marras e Lucia De Robertis del Pd, Serena Spinelli del gruppo Misto e Stefano Scaramelli di Italia Viva.

Come ha spiegato Ciolini illustrando l’atto all’aula, il modello assistenziale dell’infermiere di famiglia e di comunità, “anche in considerazione di quanto è avvenuto durante l’emergenza sanitaria e alla luce dei risultati positivi raggiunti nelle realtà nelle quali era stato attivato in via sperimentale,”deve superare la fase sperimentale e va implementato fino a divenire un percorso strutturato nei servizi, in un’ottica di omogeneità delle prestazioni in ambito territoriale”.

Nel testo sono stati accolti alcuni emendamenti. Con il primo, proposto da Lucia De Robertis (Pd), si “prende positivamente atto” di quanto previsto dall’articolo 1 del Dpcm 34 che detta “disposizioni urgenti in materia di assistenza territoriale” e che prevede il “rafforzamento dei servizi infermieristici, con l’introduzione dell’infermiere di famiglia o di comunità” per potenziare la presa in carico sul territorio dei soggetti infettati da Covid-19, prevedendo la possibilità, per gli enti del Servizio sanitario, di utilizzare forme di lavoro autonomo dal 15 maggio al 31 dicembre dell’anno in corso e, a partire dal 2021, di “procedere al reclutamento di infermieri, in numero non superiore a 8 unità ogni 50mila abitanti, attraverso assunzioni a tempo indeterminato”.

Il secondo emendamento, proposto da Stefano Scaramelli (Italia Viva), introduce, a fianco della figura dell’infermiere, anche la figura del fisioterapista di comunità. “Ho sottoscritto la mozione proponendo questo emendamento – ha detto – perché la logica dell’atto è quella di migliorare l’offerta sanitaria territoriale e avvicinare le persone ai servizi territoriali, evitando gli accessi negli ospedali”.

Per Paolo Sarti (Sì-Toscana a Sinistra) “se si fanno le Case della Salute è un ottimo progetto, altrimenti il potenziamento sperato dei servizi sarà poca cosa, ma voteremo comunque a favore”.

Voto positivo è stato annunciato anche da Andrea Quartini (M5S). “L’introduzione del fisioterapista di comunità ha un grande valore, vista la carenza di figure della riabilitazione che più volte abbiamo sottolineato in quest’aula”, ha detto. Ha poi aggiunto che “è fondamentale dare senso alle Case della Salute, valorizzandole in dotazioni organiche e funzionali e non solo in termini edilizi come si è fatto”. Ha ricordato che anche “a livello nazionale si sta andando in questa direzione” e ha spiegato che la mozione “sta qualificando il lavoro della maggioranza nell’intento di valorizzare la sanità pubblica che, dove è mancata, ha generato danni enormi”. “Il territorio – ha aggiunto – non può essere impoverito da politiche di accentramento”. Quartini, infine, ha sollevato perplessità sulle forme di lavoro autonomo e con prestazioni di collaborazioni previste dall’emendamento De Robertis e sul rapporto di 8 infermieri ogni 50mila abitanti.

A favore della mozione anche Monica Pecori (gruppo Misto), che valuta positivamente “l’integrazione tra servizi territoriali e ospedale, una modalità che finora manca in molti punti della Toscana. A Livorno, ad esempio, non c’è nemmeno una Casa della Salute”. Positiva, ha aggiunto, anche l’ introduzione del fisioterapista di comunità. “Mi chiedo con quali finanziamenti realizzeremo tutto questo, perché servono assunzioni e non, come chiede un emendamento, di utilizzare forme di lavoro autonomo o di collaborazione continuativa. Io non sono d’accordo su queste forme di lavoro precario”.

Secondo Serena Spinelli (gruppo Misto), “far uscire i servizi dalle strutture e farle arrivare sui territori è il fulcro della sanità e gli infermieri di famiglia e comunità possono far ridurre gli accessi agli ospedali, soprattutto per pazienti con cronicità”. Ha aggiunto che “si parla molto di territorio e servizi territoriali, ma la partita non si risolve introducendo prestazioni, bensì costruendo percorsi strutturati per rispondere facilmente ai bisogni dei cittadini con equipe multidisciplinari”.

In fase di dichiarazione di voto, Ciolini, rispondendo alle osservazioni della collega Pecori e a quelle sollevate da Quartini, ha chiarito che le forme di lavoro autonomo e di collaborazione sono previste solo fino al 31 dicembre dell’anno in corso ” e solo per salvaguardare quegli infermieri che non hanno un rapporto di lavoro subordinato con strutture pubbliche o private, anche perché le graduatorie riguardano in molti casi persone che hanno già rapporti di lavoro che vengono via via stabilizzati. L’intento è quello di superare questo periodo di transizione e giungere alla stabilizzazione a tempo indeterminato da gennaio 2021″. Riguardo al rapporto di 8 infermieri ogni 50mila abitanti, Ciolini ha spiegato che si tratta di “un rapporto dato dalla Giunta e dai rappresentanti degli infermieri della provincia di Arezzo”.

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