D’Ettore e Mugnai: «Il Governo valorizzi la professione infermieristica»

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«Il governo intervenga adottando tutte le iniziative, anche di carattere legislativo, al fine di avviare efficaci politiche volte all’effettiva valorizzazione della professione infermieristica. Procedendo anche ad un confronto in merito con l’ordine delle professioni infermieristiche e con i rappresentanti delle categorie sanitarie». Con in un’interpellanza al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e al Ministro della salute i deputati di Forza Italia Maurizio D’Ettore e Stefano Mugnai hanno riportato all’attenzione del Governo quanto già evidenziato dall’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze Pistoia. Ovvero la necessità di valorizzare la professione infermieristica attraverso politiche volte a potenziare la formazione universitaria e post lauream e l’assetto organizzativo.

«Si tratta di un’iniziativa promossa a difesa del comparto sanitario che a nostro avviso non ha bisogno di appellativi trionfalistici ma di una vera e organica valorizzazione – spiega Stefano Mugnai-. E qui in Toscana siamo alla beffa. Nei mesi scorsi è stato firmato un protocollo per destinare indennità Covid a tutti gli operatori sanitari: in realtà, anche questo mese, e gli infermieri lo sanno bene, le indennità non sono state liquidate a causa di un contenzioso fra il Ministero della Salute e le Regione Toscana perché la Legge approvata è a rischio impugnazione da parte del Governo».

«In Italia e in Toscana mancano tanti professionisti sanitari. Soprattutto sul territorio e l’emergenza Covid ci ha insegnato che le epidemie si combattono prima sul territorio e poi negli ospedali. Basta confrontare l’esperienza positiva del Veneto che ha un modello avanzato di assistenza territoriale con quella di Toscana e Lombardia, che pur con numeri ed esiti diversi, sono modelli ospedalocentrici dove si è visto cosa è successo nelle Rsa, lasciate senza dispositivi, protocolli, operatori sanitari. Poter contare sulla presenza capillare di medici e infermieri attrezzati per intervenire a domicilio avrebbe ridotto l’impatto sugli ospedali e contenuto il contagio. Ma per questo servono medici e infermieri. Bisogna avere personale in numero adeguato per colmare le croniche carenze del nostro sistema sanitario».

«Altra cosa che il Coronavirus ha evidenziato è la necessità di valorizzare sul territorio ciò che già esiste – prosegue Mugnai-. C’è necessità dir riscoprire figure professionali il cui valore è più attuale che mai. E in questo senso assume un valore importante la figura dell’infermiere di famiglia e comunità. Ma per passare a questo tipo di modello servono risorse e personale. E servono scuole di specializzazione che abbiano uno sbocco immediato nel mondo del lavoro. Per far sì che non si ripeta quello che è accaduto negli anni preCovid in Toscana e Italia, dove formiamo eccellenti infermieri che però non trovano lavoro o trovano impieghi che non li valorizzano economicamente e professionalmente, e scelgono di portare la loro professionalità in altri Paesi».

Nell’Interpellanza si chiede di intervenire su tre punti, tenendo conto anche di alcuni dati fondamentali. «L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha proclamato il 2020 l’anno internazionale dell’Infermiere e dell’Ostetrica» decretando «una forza lavoro infermieristica forte come la chiave per il raggiungimento della copertura sanitaria universale – si legge nel testo dell’interpellanza».  Inoltre «in Italia la carenza calcolata della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche è di almeno 53mila infermieri di cui la maggior parte (almeno 30mila) sono quelli mancanti sul territorio». E nel nostro Paese a differenza del resto degli altri Stati europei «gli infermieri sono di fatto riportati ad una professione ancillare e dipendente dalla figura del medico».

«La nostra interpellanza è scaturita da un confronto diretto avuto sia con singoli professionisti che con gli Ordini di Firenze-Pistoia e di Arezzo – spiega Maurizio D’Ettore – i quali ci hanno presentato una situazione che a nostro avviso richiede un’immediata risoluzione. Sia per quanto riguarda la disciplina nazionale che quella regionale, con un intervento quadro professione sul piano nazionale e la relativa attuazione nei comparti regionali. Abbiamo prestato molta attenzione nel dettagliare le iniziative che riteniamo necessarie, proprio perché ci siamo ripromessi di trasformarla in un documento normativo. Abbiamo chiesto una risposta al Governo e ce la deve dare. Siamo pronti a preparare, sempre confrontandoci con ordini e rappresentanti della categoria, una proposta legge organica sulla professione infermieristica o singoli interventi sulla base della decretazione emergenziale su cui si basa in questo momento l’operato del Governo».

«La decretazione emergenziale tocca tutte le materie relative all’emrgenza Covid – aggiunge D’Ettore -. Perché, quindi, non ci sono interventi ad hoc per valorizzare la professione infermermieristica che in emergenza ha dimostrato di essere fondamentale per  una risposta sanitaria efficace? Questa è l’occasione per riconoscere questo ruolo professionale, trovandole il giusto spazio nella decretazione. E non solo concentrandosi sulle provvidenze economiche e sull’inquadramento giuridico ma anche sulla valorizzazione del ruolo degli infermieri. Il riconoscimento della professione infermieristica non è meramente formale ma fondamentale. Gli infermieri rappresentano un valore fondante dell’organizzazione sanitaria ma è inutile declamarlo solo a parole. Realizziamolo in concreto con un quadro normativo chiaro».

Pensa che ci siano margini per ottenere quanto richiesto? «Voglio dichiarami ottimista. Se sia durante la crisi che nella fase post Covid è stato detto che gli infermieri sono stati decisivi e fondamentali, e questo è stato ribadito da tutti, la conseguenza naturale è mettere in atto quello che noi abbiamo richiesto. Altrimenti tutto quello che è stato detto resterà solo un mero elenco di declamazioni. È giusto, certo, elogiare gli infermieri, ma quello che realmente necessario è riconoscere l’alta funzione che svolgono questi professionisti, partendo dal riconoscimento economico. L’emergenza ci ha insegnato che la struttura sanitaria deve essere efficacemente strutturata e il settore infermieristico è un pilastro che va rafforzato».

I punti:formazione universitaria, formazione universitaria post-lauream, legge quadro

Questi i tre punti su cui si chiede di intervenire:

 

  1. a) nell’ambito della formazione universitaria, attraverso l’emanazione di una legge straordinaria transitoria di 10 anni per dare assetto universitario all’infermieristica nella quale siano previsti i seguenti temi:

1) istituzione di un dipartimento universitario di scienze infermieristiche;

2) assunzione straordinaria 400 professori (con valutazione curriculare);

3) assunzione di 600 ricercatori;

4) obbligatorietà del servizio dipartimentale di ricerca ed innovazione;

 

5) definizione su base nazionale della Rete formativa universitaria con finanziamento per: tecnologie, tutorato, logistica degli studenti, staff, centro di simulazione;

6) definizione di criteri e standard per convenzioni con aziende per i tirocini;

7) istituzione di contratti di formazione – lavoro al terzo anno da 1000€ mensili (20 ore lavoro e 16 di studio);

 

  1. b) nella formazione universitaria post-lauream, prevedendo un intervento legislativo volto a:

1) istituire le Scuole specializzazione per l’erogazione di corsi rigorosi e realmente qualificanti le competenze specializzate; tali scuole, dovrebbero essere istituire all’interno del dipartimento infermieristico universitario già istituito, ed essere dirette da infermieri con qualificato curriculum;

2) istituire Master su piattaforma nazionale per gli esperti, attuate in ogni dipartimento infermieristico universitario già istituito;

3) istituire la Scuola Manageriale con la riqualificazione dell’attuale Laurea Magistrale, da intendersi il corso erogato in un solo Ateneo regionale, oltre all’offerta di master in scienze manageriali;

 

  1. c) nell’organizzazione, attraverso l’emanazione di una legge quadro per:

1) l’istituzione di una Commissione Permanente Infermieristica presso il Ministero della Salute per lo sviluppo della normativa di settore oltre che per emanare Linee guida nazionali su temi emergenti e buone prassi;

2) l’istituzione dell’Area infermieristica Strutturata in ogni Assessorato regionale;

3) l’istituzione dell’Area contrattuale delle professioni sanitarie che valorizzi il professionista e lo specialista al fine di adeguare gli stipendi su base europea (in Italia gli infermieri sono in deficit di circa 1000€ mese) e definire il sistema standard di dotazioni di infermieri nei servizi territoriali ed ospedalieri;

4) la definizione del sistema di certificazione e ri-certificazione delle competenze professionali referenziali e specialistiche;

5) la definizione di nuove modalità concorsuali per accesso alla P.A. per le professioni sanitarie;

6) la definizione del sistema di stabilizzazioni dei contratti a termine;

7) la definizione degli Elenchi Speciali nazionali per la Dirigenza;

8) il potenziamento del ruolo del coordinatore gestionale;

9) l’istituzione, in ogni Azienda singola o associata, del Servizio di ricerca ed innovazione, diretto da un Infermiere con qualificato profilo;

10) l’istituzione, in ogni Azienda, del Comitato Scienze Infermieristiche applicate con compiti di indirizzo e controllo;

11) l’istituzione, in ogni Azienda, di una struttura formativa diretta da un infermiere con qualificato curriculum;

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