Caposala-coordinatori, da contratto via tetti a dieci anni per incarico. Torna funzione coordinamento in ospedale comunità

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Dal Congresso nazionale caposala-coordinatori: due buone notizie. Nel prossimo contratto via i tetti a dieci anni per l’incarico e le valutazioni così come previste nell’ormai vecchio accordo e nell’ospedale di comunità torna il ruolo delle funzioni di coordinamento.

La prima è sul contratto. “Abbiamo la garanzia – ha detto Barbara Mangiacavalli presidente Fnopi – che il tema del tetto dei dieci anni per l’incarico di coordinamento contenuto nel contratto firmato lo scorso anno, piuttosto che quello della valutazione dell’incarico siano in via di superamento con il nuovo contratto. È stato un elemento di debolezza del contratto passato ben compreso. D’altra parte, se questo criterio deve valere deve essere uguale per tutti, non solo per una parte del mondo sanitario, deve essere scritto in tutti i contratti, ma negli altri non ce ne è ombra”.

Poi, la seconda buona notizia sull’ospedale di comunità. “La Federazione nazionale ha lavorato sul livello nazionale, sul ministero della Salute, sulla Stato-Regioni, perché fosse modificato il documento e il risultato è che l’ultima versione inviata dalla Salute alle Regioni contiene questa aggiunta: ’Le attività di coordinamento sono assicurate da un infermiere con funzioni di coordinamento per uno o per i due moduli se presenti nell’O.D.C.’. Un risultato importante di cui come Federazione ringraziamo il ministero, ma ora serve sinergia perché tutti insieme si faccia in modo che gli assessori nella Commissione salute non abbiano venti idee diverse. È necessaria un’opera di sensibilizzazione importante perché tutto questi resti e non venga ancora modificato”.

L’intervento della presidente però ha pure messo in chiaro alcuni punti fermi. Il primo su un concetto essenziale visti gli avvenimenti degli ultimi mesi: “Ogni tanto abbiamo qualcuno che prova a mistificare la realtà. Da discorsi complessivi fatti in determinati contesti vengono presi brani decontestualizzati per comporre concetti che non appartengono a questa federazione, a questa professione: questo deve finire”, è stato il richiamo forte della presidente FNOPI.
Poi, in questa ottica, una premessa: “La situazione presente deve essere salvaguardata e corretta rispetto a una serie di questioni che già si stanno modificando in itinere nella professione e nel contratto”, ha detto riferendosi al ruolo di coordinamento che nel futuro dovrà essere ancorato alla laurea magistrale – si parla di dirigenza – e non più solo a un master di primo livello.

La presidente nel suo intervento ha anche chiarito quale dovrà esse l’infermiere del futuro, sempre più specializzato, formato e preparato, in ambito clinico ma anche manageriale, con la laurea magistrale come discrimine per la sua formazione e oltre con specializzazioni e master di livello elevato ad hoc e anche quale è l’“assistito del futuro” sempre più complesso, fragile, anziano, ma anche sempre più povero. “Dovremo fare i conti ha detto – con numerose situazioni, dall’alta intensità alla lungodegenza fino alle cure palliative, dobbiamo fare ragionamenti di multi professionalità ma anche multidisciplinarietà, tenendo presente anche la parte sociale: dobbiamo riunire la cesura tra mondo sanitario e sociale, dobbiamo andare verso percorsi individualizzati e pianificazione condivisa delle cure”.

 

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