Infermieri al tavolo Ministero salute-professioni sanitarie. Un nuovo modello di assistenza per il Servizio sanitario pubblico

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«L’avvio del tavolo di lavoro permanente dove potersi regolarmente confrontare come professioni sulle politiche sanitarie, rappresenta sicuramente una tappa essenziale per disegnare il nuovo modello di assistenza di cui ha bisogno il Servizio sanitario pubblico». A sottolinearlo Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la più numerosa d’Italia con i suoi oltre 450mila iscritti, dopo la prima riunione del tavolo di lavoro permanente tra professioni e Governo che si è tenuta nei giorni scorsi al ministero della Salute.

Le professioni hanno presentato un documento in cui chiedono documentazioni e approfondimenti sul regionalismo differenziato, sul Patto della salute che va a incidere su temi fondanti a diversi livelli, in quanto portatori non solo di competenze specifiche ma anche di conoscenze delle criticità gestionali dell’attuale impianto ordinamentale che richiederebbe correttivi e revisioni. Obiettivo condiviso quello di ridurre le disuguaglianze in sanità. E chiedono che la legge n.3/18 riprenda con urgenza il percorso di attuazione attraverso l’emanazione dei decreti attuativi previsti che costituiscono di fatto importanti step nella ridefinizione dello svolgimento delle attività istituzionali degli Ordini.

Inoltre con ‘quota 100’, alla carenza ormai decennale di almeno 53mila infermieri, potrebbero aggiungersene altri 22mila fino al 2025 con il rischio di superare quota 150mila: oltre il 55% di tutte “le uscite” dei professionisti sanitari. Ma anche per la necessità di disegnare il nuovo Patto per la salute, per ora in stallo per il confronto Governo-Regioni e di chiarire il futuro non solo economico, ma di garanzia di erogazione dei Livelli essenziali di assistenza delle Regioni che potrebbero restare al di fuori di un eventuale regionalismo differenziato. Sul versante infermieristico – oltre il 40% della forza lavoro del servizio pubblico l’infermiere è il più vicino al paziente che segue 24 ore su 24 in ricovero e a domicilio. Ma non allo stesso modo in tutte le Regioni.

Il rapporto infermieri pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di 1:6. In Italia ci sono regioni che sono a 1:17 (la Campania ad esempio, che con le uscite di Quota 100 rischia di veder innalzato il rapporto anche fino a 1:20) e altre a 1:8 come il Friuli-Venezia Giulia. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio e quindi accanto ai più fragili e bisognosi di assistenza continua è di circa 50-53mila unità, a cui si potrebbero aggiungere prestissimo le 22mila uscite di quota 100, ma ci sono Regioni dove i numeri sono a posto e Regioni dove l’assenza di organici è pesante e mette l’assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli necessari, sono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia).  Attualmente nel nostro Paese si stima che si spendano, complessivamente, circa 66,7 miliardi per la cronicità; stando alle proiezioni effettuate sulla base degli scenari demografici futuri elaborati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e ipotizzando una prevalenza stabile nelle diverse classi di età, nel 2028 spenderemo 70,7 miliardi di euro.

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