Il bornout, indagine e revisione bibliografica del fenomeno e delle ricadute sui processi sanitari

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a cura di Vittoria Cacioli e Fabio Valente

A chiunque entri per la prima volta in una realtà operativa, sul territorio o in ospedale, come tirocinante o neo-assunto, sicuramente capiterà di sentire qualcuno parlare del BurnOut. Se ne parla molto infatti, ma quanto realmente conosciamo di questo fenomeno? Tanti si definiscono in BurnOut quando sono “semplicemente” stanchi o stressati; mentre altri che hanno sviluppato o stanno sviluppando questa patologia tendono a non parlarne.

Molti infermieri non sanno della presenza, all’interno di quasi tutte le strutture sanitarie, di uno psicologo, che aiuta proprio i professionisti della salute a raccontare le esperienze vissute sul lavoro e le problematiche che possono derivarne. Alcuni sono a conoscenza di questo servizio ma non sanno come usufruirne.

Ancora oggi si ha, soprattutto nel nostro Paese, la concezione di infermiere in BurnOut come incompetente, inadeguato a svolgere correttamente la propria professione. È proprio il timore di essere giudicato e compatito che spinge chi sviluppa questa condizione patologica a non parlarne né con i professionisti specializzati nel suo trattamento né con i colleghi, che probabilmente si immedesimerebbero ancora di più nel suo disagio.

Il BurnOut è un fenomeno dalla natura complessa, poiché complessi sono le sue componenti e i suoi fattori di rischio. Non contribuiscono infatti solo il sistema di turnazione, il carico di lavoro e la tipologia di reparto (1), ma anche le dinamiche familiari e le caratteristiche comportamentali, come la predisposizione a patologie psicosomatiche e a sindromi simil-depressive (2). Per questo motivo in alcuni casi il suo trattamento può risultare davvero difficile e articolato. Ma questa non è la sola problematica del BurnOut; a questa sindrome si associa infatti la stigmatizzazione, che spinge coloro che la sviluppano a non richiedere gli aiuti necessari.

Intervenire su una patologia con dei fattori di rischio e delle componenti così complessi e delle ricadute così serie, e in alcuni casi drammatiche, può risultare davvero difficile e possibile solo attraverso interventi mirati e prolungati nel tempo. Per questo motivo assume un ruolo centrale la prevenzione, che deve essere però preceduta dall’informazione su questo tema, di cui si parla tanto ma si conosce davvero poco. Per tanto si ritiene opportuno formulare il seguente quesito clinico:

La sensibilizzazione e la formazione del personale infermieristico sul fenomeno di BurnOut possono prevenirne l’insorgenza e le ricadute sui processi sanitari?

La tabella 1 rappresenta la strutturazione del PICO

ELEMENTI DEL CRITERI DI INCLUSIONE DELLO STUDIO
PICO  
   
POPOLAZIONE Infermieri che lavorano in tutte le unità operative, sia negli ospedali per acuti che
  sul territorio
INTERVENTO Sensibilizzazione e formazione degli infermieri sul fenomeno di BurnOut
   
CONFRONTO  
   
OUTCOME Prevenzione dell’insorgenza del BurnOut, delle sue ricadute sulla qualità di vita
  degli infermieri e dell’assistenza ai pazienti ed eliminazione della stigmatizzazione
   

 

Tabella 1: Strutturazione del PICO

MATERIALI E METO La ricerca bibliografica è stata condotta consultando le banche dati PubMed, Cinahl Complete e Cochrane Library nel periodo compreso tra ottobre 2017 e giugno 2018. Sono stati tratti rispettivamente 29, 49 e 24 articoli per un totale di 102. La tabella 2 riassume il numero di articoli che sono stati selezionati per l’elaborazione del progetto di miglioramento e quelli che invece non sono stati selezionati, insieme alle motivazioni. Sono state formulate varie stringhe, combinando le parole chiave seguenti:

  • BurnOut;
  • Work-related stress;
  • Nurses;
  • Risk factors;
  • Complications;
  • Prevention;
  • Sensitization
21 ARTICOLI Non selezionati perché trattavano del BurnOut anche in altri professionisti della salute:
  medici, fisioterapisti, ostetriche
8 ARTICOLI Non selezionati perché non supportati da altri studi sulle tematiche trattate
73 ARTICOLI Selezionati perché trattavano del BurnOut nei soli infermieri di tutte le unità operative
   
  102 ARTICOLI TOTALI
   

 

Tabella 2: Articoli utilizzati per l’indagine bibliografica

La tabella 3 elenca i criteri di inclusione e di esclusione dello studio

RITERI DI INCLUSIONE CRITERI DI ESCLUSIONE
   
Formato studi – Full text e Abstract  
   
Popolazione – Infermieri che operano nelle diverse Popolazione – Altri professionisti sanitari: medici,
unità operative ostetriche, fisioterapisti
   
Intervento – Strategie di sensibilizzazione e  
formazione sul BurnOut  
   
Outcome – Prevenzione dell’insorgenza e delle  
ricadute del BurnOut  
   

 

Tabella 3: Criteri di inclusione e di esclusione dello studio

RISULTATI Dall’indagine bibliografica è emerso che quasi tutti gli articoli sono il risultato di studi condotti principalmente in Sud America, in Spagna e nell’Europa del Nord. Questo dimostra come in Italia ancora il fenomeno di BurnOut sia un argomento misconosciuto, anche se molto discusso tra i diversi professionisti della salute. Nel nostro Paese ancora non viene fatta ricerca su questa tematica e per questo motivo le conoscenze sul BurnOut non sono sufficienti. Inoltre esistono pochi studi che evidenziano l’importanza della formazione su questa patologia al fine di prevenirne l’insorgenza. È proprio da questo che siamo partiti per l’impostazione del progetto di miglioramento e delle strategie di sensibilizzazione e formazione per il professionista infermiere. Solamente aumentando la conoscenza che si ha del fenomeno di BurnOut, si potrà prevenirne l’insorgenza e le complicanze poiché sarà possibile parlare di problemi attuali o potenziali con maggiore serenità, al fine di impostare un piano di trattamento.

  • solo sensibilizzando e formando i professionisti della salute che sarà possibile cambiare la visione dell’infermiere in BurnOut. Chi sviluppa questa patologia non è incompetente o inadeguato, ma una persona con un problema di salute che, in quanto tale, va trattato con interventi adeguati e mirati.

Il BurnOut può avere delle serie ricadute su diversi livelli. Incide infatti sulla qualità dell’assistenza prestata ai pazienti (3). Nei reparti in cui questo fenomeno è particolarmente frequente si riscontrano un aumento del distacco dall’utente e una diminuzione dell’empatia, oltre all’utilizzo di misure di contenzione fisica, meccanica, farmacologica e ambientale sui pazienti con agitazione psicomotoria, con una conseguente diminuzione della loro sicurezza. Aumenta anche l’uso di piani standardizzati al posto di quelli personalizzati per i pazienti.

Il BurnOut incide negativamente anche sul sistema organizzativo, in quanto determina un aumento dei fenomeni di assenteismo e dei ritardi ma anche sulla qualità di vita degli infermieri stessi (4), che risultano essere maggiormente a rischio di sviluppare dipendenza da alcool, fumo di sigaretta e altre sostanze stupefacenti con cui contrastare le sensazioni negative correlate alla patologia. È dimostrata anche una maggiore incidenza di patologie psicosomatiche, depressione e disturbi d’ansia.

Nella tabella 4 sono riassunte le strategie del progetto di miglioramento, assieme agli obiettivi e le responsabilità annessi ad ogni azione.

OBIETTIVI AZIONI RESPONSABILITÀ
     
Sensibilizzare gli infermieri sul Distribuzione del volantino Direzione sanitaria del servizio
tema del fenomeno di BurnOut presentato all’interno delle Infermiere coordinatore
  varie unità operative Infermieri delle singole realtà
    lavorative
     
Formare gli infermieri sulle Ideazione di corsi di Direzione sanitaria del servizio
caratteristiche del BurnOut e formazione e aggiornamento Infermieri informati e preparati
sulle sue complicanze sull’argomento e realizzazione sull’argomento
  di un piano formativo in base Altri professionisti: psicologo,
  alle necessità del personale medico psichiatra, assistente
    sociale
Valutazione autonoma del Somministrazione e Direzione sanitaria del servizio
proprio livello di stress lavoro- compilazione delle scale di Infermieri delle singole realtà
correlato e di un possibile valutazione già convalidate: lavorative
BurnOut Maslach BurnOut Inventory e  
  BurnOut Potential Inventory  
Valutazione dell’assistenza Somministrazione di Direzione sanitaria del servizio
prestata ai pazienti questionari di gradimento Infermiere coordinatore
  anonimi ai pazienti con la Infermieri delle singole realtà
  possibilità di inserire lavorative
  suggerimenti o critiche  

 

Tabella 4: sintesi di obiettivi, azioni e responsabilità del progetto di miglioramento

Il primo passo che dobbiamo compiere è rappresentato da un’intensa campagna di sensibilizzazione e prevenzione rivolta a tutti i professionisti sanitari. “Sensibilizzare” letteralmente significa rendere qualcuno più cosciente di qualcosa, risvegliandone l’attenzione. È di fondamentale importanza fare in modo che si possa parlare del BurnOut, basandoci sulle evidenze scientifiche, senza il timore di essere giudicati incompetenti o inadeguati. La sensibilizzazione ha proprio questo scopo: rendere tutti più consapevoli di un problema di salute attuale, tangibile ma prevenibile. La nostra strategia è costituita dal volantino (Figura 1 e Figura 2).

Il volantino raffigura una scena del noto fumetto Superman, nella quale l’Uomo d’Acciaio viene indebolito dall’azione della pietra Kryptonite, che lo svuota di ogni energia e lo priva di tutti i suoi poteri. Questo può rappresentare in modo semplificato ciò che accade agli infermieri in BurnOut, che riferiscono di sentirsi stanchi fin dalla mattina e incapaci di affrontare un’intera giornata di lavoro a contatto con i pazienti. Questo volantino nella seconda pagina, oltre a elencare le dimensioni del BurnOut secondo Christina Maslach (esaurimento emotivo, spersonalizzazione e scarsa realizzazione personale), esorta chiunque presenti sintomi di stress lavoro-correlato o di BurnOut a rivolgersi allo psicologo presente nella sua azienda sanitaria per impostare un piano di trattamento. A seguito della sensibilizzazione del personale sanitario si renderà necessaria anche la creazione di corsi di formazione ad hoc per gli infermieri e per gli altri professionisti della salute. All’interno del piano formativo diviene di fondamentale importanza la multi-disciplinarietà in quanto contribuiranno alla formazione diverse figure professionali, tra le quali sicuramente infermieri che si sono avvicinati particolarmente alla tematica del BurnOut e che hanno effettuato ricerca sull’argomento, oltre a psicologi, psichiatri e assistenti sociali.

I risultati attesi dal piano formativo sono:

  1. Cambiamento della visione del fenomeno di BurnOut: da semplice stress emotivo a vera e propria patologia professionale e da tabù ad argomento di cui trattare liberamente;
  2. Aumento delle conoscenze che gli infermieri hanno sulla patologia, sui suoi fattori di rischio, sulle sue complicanze e sui segni principali;
  3. Miglioramento della qualità di vita degli infermieri e dell’assistenza che prestano ai propri pazienti;
  4. Diminuzione dei fenomeni di assenteismo e dei ritardi.

L’infermiere è, tra tutti i professionisti sanitari, quello che trascorre più tempo insieme ai pazienti di cui si prende cura. La sua visione non include la sola patologia dal punto di vista clinico, ma tutte le sue componenti fisiche, emotive e psicologiche. L’approccio all’assistito è globale e a trecentosessanta gradi. Spesso i pazienti hanno maggiore fiducia negli infermieri e tendono a confidarsi con loro con maggiore facilità, sopratutto con quelli che vedono con maggiore frequenza e per lunghi periodi di tempo. L’infermiere, spesso, non si occupa solo di somministrare la terapia, di eseguire le medicazioni, di inserire accessi venosi. L’attività dell’infermiere parte proprio dall’assistenza di base per arrivare a manovre anche complesse, come quelle salvavita. Il particolare approccio olistico al paziente, dà tanto potere agli infermieri perché gli permette di avvicinarsi alle persone con più facilità. Spesso si instaura un rapporto di fiducia, da cui traggono benefici sia gli operatori che gli assistiti, che si sentono così ancora più liberi di confidare emozioni e timori. A volte il supporto psicologico si rivela utile quanto, se non di più, svolgere correttamente un’attività pratica. Inoltre quando c’è bisogno di eseguire delle manovre invasive, magari dolorose, il paziente tende ad essere più rilassato e compliante se sono presenti gli infermieri di riferimento. Per questo l’assistenza infermieristica è così importante all’interno di ogni unità operativa, che sia in ospedale, in ambulatorio o sul territorio. È indispensabile avere dei professionisti formati sulla terapia farmacologica, sulle tecniche infermieristiche, che siano capaci di sviluppare e valutare un piano terapeutico, che sappiano formare i propri pazienti sulle patologie e sulla corretta gestione di queste. Allo stesso tempo però è importante che questi professionisti, con tante conoscenze tecniche e pratiche, lavorino in ambienti adeguati, seguendo dei sistemi di turnazione equi e che, se necessario, siano sostituiti da infermieri più giovani. È vero che l’approccio tipico dell’infermiere, caratterizzato dall’empatia e dalla visione a tuttotondo, gli dà la possibilità di conquistare la fiducia dei pazienti, ma gli toglie anche tante energie. Non sempre possiamo essere capaci di lasciare i problemi che abbiamo sul lavoro una volta tolti la divisa e questo, soprattutto se si somma ad una situazione familiare e personale non ottimale, diventa un importante fattore di stress, che può scatenare anche l’insorgenza di un fenomeno di BurnOut. Quello che possiamo fare è rendere ancora più nota questa patologia, informando su quelli che sono i fattori di rischio, le sue caratteristiche e le strategie per riconoscerla in tempo. Speriamo che con il passare del tempo si investano maggio risorse nella prevenzione del BurnOut, attraverso corsi di formazione e campagne di sensibilizzazione, al fine di garantire una migliore assistenza ai pazienti ma soprattutto di assicurare una migliore qualità di vita agli infermieri, che incide in maniera significativa sulle cure e sul sostegno prestati alle persone di cui si prendono cura.

 

BIBLIOGRAFIA

  • D’Ambrosio F. “Risk factors for burnout and job satisfaction in a sample of health professionals in Italy”
  • (6) Rizo-Baeza, Mercedes; Mendiola-Infante, Susana Virginia; Sepehri, Armina; Palazón-Bru, Antonio; Gil-Guillén, Vicente Francisco; Cortés-Castell, Ernesto “Burnout syndrome in nurses working in palliative care units: An analysis of associated factors”
  • Teng C; Chang S; Hsu K “Emotional stability of nurses: impact on patient safety”
  • Geuens, Nina; Van Bogaert, Peter; Franck, Erik “Vulnerability to burnout within the nursing workforce – The role of personality and interpersonal behaviour”

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